7 dicembre 2012 - A Vittoria coltivatori e produttori iniziano a manifestare un disagio che rasenta la disperazione. Stremati e arrabbiati, i produttori si organizzano in iniziative eclatanti:
da ieri sera il presidente nazionale di Altragricoltura Gaetano Malannino e altri due iscritti, Tonino Messinese e Maurizio Ciaculli
sono in sciopero della fame.
L’
economia cittadina che da più di un secolo è basata sull’agricoltura – prima della vite e dell’uva, poi, soprattutto, dell’ortofrutta in genere e del pomodoro – che per
decenni ha regalato prosperità e ricchezza, sembra indirizzarsi verso un declino inesorabile. Il prezzo del pomodoro e dell’ortofrutta in genere, alla vendita, non è mai stato così basso. Il
rischio è che la vicenda sfoci nel dramma – se già così non è – per
migliaia di famiglie della città e di tutta la fascia trasformata, da
Pachino a Licata.
Durante la mattina i rappresentanti di Altragricoltura, una
organizzazione di produttori, hanno spiegato, in una assemblea, la forma
di protesta ideata: hanno occupato uno spazio in piazza Sei Martiri, conosciuta dai vittoriesi come piazza Calvario,
per la costruzione del piccolo santuario che porta le tre croci in cima
e in cui si tiene, ogni venerdì di pasqua, la rappresentazione del
dramma sacro.
“
Abbiamo scelto piazza Calvario perché simboleggia il dramma, il calvario che i produttori vivono
a causa di una crisi che ha portato al collasso di tante aziende” – ha
dichiarato Malannino – “Tra dicembre e gennaio chiuderanno tante altre
imprese e
noi non possiamo star fermi mentre vediamo l’agricoltura morire. Per questo motivo abbiamo deciso di fare lo sciopero della fame”.
In un documento inviato alla stampa
chiedono “La rottura con le scelte fin qui seguite che
considerano la Sicilia come una piattaforma a disposizione della grandi concentrazioni commerciali e condannano i produttori a rimanere in uno stato di crisi permanente”.
Una tenda, montata dagli uomini della protezione civile,
dove dormire e ripararsi. Una piccola serra, in costruzione, dove organizzare iniziative e confronti, per continuare ad alimentare la protesta.
“Non ci fermeremo. Probabilmente
qualcuno di noi si sentirà male. Sarà sostituito quell’agricoltore, pescatore o allevatore,
con un altro soggetto come noi disposto allo sciopero della fame”, ha ribadito Gaetano Malannino.
Non si fermeranno, promettono, sino a quando non avranno risposte concrete: “
L’unica risposta che ci potrà permettere di sospendere
è che il governo nazionale intervenga contro la moria delle aziende e individui un percorso che ridia reddito agli agricoltori”.